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Il 2017 visto dall’Italia

2 gennaio 2017 | Luca Tobagi, CFA e Investment Director, Invesco Italia

Cosa ci attende nel 2017? Come gli eventi dell’anno appena concluso influenzeranno l’andamento dei mercati? Luca Tobagi, CFA e Investment Director di Invesco Italia, ci offre una panoramica sull’Italia e sull’Europa alla luce dei fatti che hanno mosso l’economia nel 2016.

Un numero non basta. Se dovessimo riassumere con uno slogan l’impegnativo 2016 di chi lavora sui mercati finanziari e nel mondo degli investimenti, sarebbe questo. A poche sedute dalla fine dell’anno molti mercati azionari e obbligazionari mostrano un andamento positivo, ma il percorso raramente è stato lineare.

Vi sono state divergenze molto pronunciate fra asset class e all’interno degli stessi mercati e comparti industriali, forti rotazioni settoriali, aumenti dei tassi di interesse di mercato. Guardare solo un numero a consuntivo a fine anno rischia di farci perdere contatto con il percorso che ci ha portato fino a qui.

L’Italia non fa eccezione, anche se le cifre sono negative. Secondo Bloomberg, Piazza Affari è stata la peggiore piazza europea (Indice FTSE Mib -12.75% da inizio anno al 13 dicembre 2016), i tassi sul BTP decennale, buoni del tesoro a scadenza poliennale, sono tornati a danzare intorno al 2%. E questi numeri sono migliori rispetto a pochi giorni fa, quando, sempre secondo Bloomberg, il mercato azionario aveva perso circa un quarto del suo valore da inizio anno e lo spread rispetto ai titoli tedeschi, ovvero la forbice di differenza tra il rendimento offerto dal Btp a 10 anni e dal suo omologo tedesco, il Bund, aveva superato i 180 punti base1.

1Misura usata in finanza per indicare la centesima parte di un punto percentuale.

Servono riforme strutturali

A mio parere servono le famose riforme strutturali. Qualcosa abbiamo cominciato a vederlo, ad esempio sul mercato del lavoro. Su scala istituzionale non siamo partiti con il piede giusto, con la sonora bocciatura della riforma costituzionale proposta dal governo Renzi nel referendum del 4 dicembre. Molto tempo dovrà probabilmente passare prima che qualcun altro proponga modifiche profonde al sistema istituzionale e alla Costituzione italiana. Ma ci sono tutte le possibilità di vedere il bicchiere mezzo pieno: una riforma costituzionale non è necessaria per affrontare e risolvere i problemi sopra elencati che, insieme alla corruzione e alla scarsa trasparenza, hanno affossato la competitività italiana. Non è un requisito da poco, ma basterebbe la volontà politica di farlo.

L’Italia in un certo senso è l’esempio estremo delle debolezze, degli squilibri e delle fragilità che l’Eurozona ha palesato dallo scoppio della Grande Crisi Finanziaria in avanti. Anche negli altri Paesi molti problemi sono stati trascurati, nell’erronea convinzione (o ingenua speranza?) che il tempo, una crescita ancora elusiva e l’anestetico della politica monetaria superaccomodante della Banca Centrale Europea (BCE) potessero risolverli, o ridurli a una dimensione trascurabile, o almeno nasconderli. Non è stato così e la percezione che abbiamo dell’Europa e dell’Italia, dall’Italia stessa come da fuori, sono chiaramente influenzati dallo scenario negativo in cui siamo immersi da anni

Qualche buona notizia c’è

La buona notizia è che la storia non finisce qui. Come ha ricordato Jeff Taylor, responsabile del team azionario Europa dell’ufficio Invesco con sede ad Henley, la svalutazione che il mercato azionario ha applicato nei confronti dell’Italia è stata massiccia: l’intero mercato italiano, negli indici europei, Regno Unito escluso, pesa all’incirca quanto la sola Nestlé.
Gli spazi di apprezzamento nei mercati finanziari, nel caso di una svolta positiva, appaiono quindi enormi e, soprattutto, contagiosi. L’Italia è sempre stata una terra di esploratori e di creativi.

Anche in questo caso, i passi avanti che il nostro Paese dovesse fare rispetto alle questioni strutturali che ne attanagliano l’economia e le istituzioni potrebbero rappresentare un volano positivo per l’intera Eurozona. Un volano per la percezione, per il sentiment, poiché il cammino per risolvere le questioni strutturali non può che essere molto lungo, ma sappiamo quanto gli elementi psicologici siano importanti per la dinamica dei mercati finanziari e per la formazione delle aspettative sul futuro.

Il 2017 che si profila all’orizzonte sarà probabilmente un altro anno difficile da riassumere con un solo numero. Importanti appuntamenti che potrebbero portare a cambiamenti politici, economici e sociali ci attendono. Altri, ad oggi non previsti, potrebbero presentarsi. Ci aspettiamo uno scenario favorevole alle attività finanziarie più rischiose, come le azioni. Nel mondo obbligazionario i tassi di interesse hanno cominciato un movimento che potrebbe durare: a mio avviso, cio’ rende i titoli governativi relativamente meno interessanti e suggerisce di gestire la duration, ovvero la data in cui il possessore di un titolo obbligazionario rientra in possesso del capitale investito, in maniera attiva e accorta, magari portandola a livelli inferiori al recente passato. Nel mondo delle obbligazioni, quelle societarie (generalmente emesse da banche e industrie) ci sembrano più attraenti, poiché offrono un potenziale rendimento più alto rispetto alle pubbliche, perché considerate più rischiose. Se i tassi governativi salgono perché il ciclo economico migliora, il differenziale tra domanda e offerta dei titoli societari, meglio noto come spread, può comprimersi e compensare l'effetto negativo sui prezzi del rialzo (eventuale) dei rendimenti governativi.

L’investitore che è in grado di sopportare il rischio e ha un orizzonte temporale abbastanza lungo, sa che i momenti e i mercati con le aspettative più pessimistiche, riflesse nelle valutazioni di mercato, sono spesso quelli che possono dare maggiori soddisfazioni. Questo è uno dei messaggi che traspare daglle previsioni per il 2017 dei diversi team di gestione di Invesco. L’Eurozona che auspicabilmente si avvia a lasciarsi alle spalle una crisi profonda e duratura sembra presentare questa caratteristica. La parola “crisi” in cinese si scrive con due segni, uno che significa “pericolo” e uno che significa “opportunità”. Per il 2017 non dobbiamo correre il rischio di sottovalutare il primo. Ma lasciarci trascinare dal pessimismo e trascurare la seconda sarebbe un errore almeno altrettanto grave, e non vogliamo assolutamente commetterlo.

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