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L’Europa dopo la Germania: un po’ mossa, ma non scossa

27 settembre 2017 | Jeff Taylor, Responsabile team Azionario Europa, Invesco Henley

I risultati delle elezioni parlamentari tedesche non hanno sorpreso. Jeff Taylor, a capo del team azionario Europa Invesco a Henley, commenta il quadro e analizza le implicazioni che la nuova composizione del Bundestag potranno avere sui mercati europei.

Ci si aspettava che Angela Merkel vincesse le elezioni parlamentari tedesche e così è stato. Secondo i sondaggi, le probabilità di una grande coalizione tra la sua Unione CDU-CSU e il partito di centro-sinistra SPD erano andate calando e in effetti l’SPD ha già dichiarato che si schiererà con l’opposizione. La possibilità di una coalizione ‘‘Giamaica’’, così definita per i colori dei partiti, ossia nero per CDU/CSU, giallo per FDP e Verde per i Grüne (Verdi), era stata prospettata in misura crescente da media e mercati finanziari e oggi appare come la coalizione più probabile. Il grafico seguente illustra come questa coalizione avrebbe oltre il 55% dei seggi nella camera bassa del parlamento. Finora tutto come previsto, ma per la sempre tranquilla Angela Merkel sarà comunque un po’ più difficile gestire la situazione nei prossimi mesi.

Composizione del Bundestag

Composizione del Bundestag

Fonte: www.ard.de Risultati ufficiali preliminari in base ai seggi nel Bundestag, il Parlamento federale tedesco

Jeff Taylor:


I media si sono comprensibilmente concentrati sulla novità rappresentata dallo storico ingresso del partito sgradevolmente estremista (secondo le opinioni dell‘autore) AfD nel Bundestag, il Parlamento federale tedesco. Questo partito di protesta, nato come gruppo anti-euro, è cresciuto trasformandosi in un partito nazionalista di destra, anti-immigrazione che, in queste elezioni, ha ottenuto nell’ex-Germania Est risultati migliori che nella Germania Ovest. È tuttavia doveroso ricordare anche l’eccellente risultato del rinnovato Partito Democratico Libero (FDP), fortemente favorevole alle imprese e ai tagli fiscali. Anche Verdi e Linke, il partito di sinistra, hanno aumentato il proprio consenso. L’Unione della Merkel ha quindi vinto, ma con un margine di voti notevolmente ridotto. Il partito socialdemocratico SPD ha ottenuto il risultato storicamente peggiore.

La composizione di una coalizione non sarà facile per la Merkel che, nel sottolineare ieri sera il suo desiderio di stabilità, ha dichiarato la sua intenzione di costituire una coalizione di maggioranza piuttosto che un governo di minoranza. Questo richiederà presumibilmente un po’ di tempo, perché i politici si troveranno a contrattare per i vari ministeri, cosa che in Germania è pura normalità. Nel 2013, per esempio, servirono tre mesi.

Esistono differenze reali nelle priorità politiche del partito Democratico Libero FDP e dei Verdi e questi due non sono di certo grandi alleati. Ciò nonostante, l’impresa non è impossibile, dato che si sono coalizzati con l’Unione Cristiano-Democratica di Germania CDU per costituire il governo regionale del piccolo stato federale dello Schleswig Holstein. A livello nazionale, è prevedibile che il Partito Democratico Libero FDP si muoverà con cautela e vorrà accertarsi di trarre politicamente il massimo dalle trattative con la Merkel, per scongiurare quanto successo in passato. Alla sua ultima partecipazione a un governo guidato dall‘attuale Cancelliera seguì un crollo elettorale, che portò alla sua uscita dal Bundestag.

Per noi, la priorità è appurare se possa essere accaduto qualcosa di rilevante – in particolare con implicazioni negative – per i mercati europei. Nel complesso riteniamo di no.

Riteniamo che la Merkel non sia crollata a picco in queste elezioni: sarebbe errato paragonarla con l’esperienza elettorale di Theresa May nel Regno Unito. Nelle prossime settimane, la Cancelliera tedesca dovrà concentrarsi su problematiche interne, ma siamo convinti che non lascerà a breve il centro della scena politica europea.

Con l’FDP in una coalizione, la Germania potrebbe arrivare a tagli delle imposte maggiori di quelli proposti dalla CDU-CSU, il che potrebbe a sua volta rivelarsi un aspetto positivo per la crescita europea. La futura posizione dell‘attuale ministro delle finanze Schäuble potrebbe essere messa in discussione qualora l’FDP insista per avere il ministero? È possibile, ma anche se così fosse, non implicherebbe necessariamente uno spostamento in direzione anti-business.

L’influenza dell’FDP sulla coalizione potrebbe frenare la disponibilità della Germania a procedere a breve sulla strada dell’integrazione di bilancio UE, poiché nonostante il partito Democratico Libero sia a favore dell‘Europa, non sostiene la cosiddetta “Unione dei Trasferimenti” europea. Ciò potrebbe portare a un certo ampliamento degli spread (la differenza tra tassi di interesse) sui titoli di stato dei paesi periferici, ma un tracollo delle cordiali relazioni con il giovane presidente riformista francese favorevole alle imprese (alcuni membri del suo governo parlano tra l’altro tedesco) è piuttosto inverosimile.

Un governo con la partecipazione dei Verdi, impegnati a bandire l’uso del carbone, potrebbe portare a preoccupazioni sul mercato, a causa delle implicazioni per le utility tedesche (attualmente non detenute nei portafogli gestiti dal nostro team), ma questo in sostanza non è un tema all’ordine del giorno per il mercato europeo nel suo complesso. Seguiremo con grande attenzione l’evoluzione dei tentativi di formare una coalizione e alle potenziali battute d’arresto. A oggi, le reazioni iniziali sono state modeste: sebbene le utility tedesche - che distribuiscono servizi come elettricità, acquas, gas - siano deboli, il dato decisamente più importante è che osserviamo un euro solo leggermente indebolito, un DAX di Francoforte con performance più o meno in linea con gli altri indici europei e rendimenti di titoli di stato tedesci, Bund, e obbligazioni periferiche essenzialmente invariati.

In altre parole, in questa fase iniziale non vi sono elementi che ci inducono ad apportare il benché minimo cambiamento nell’impostazione dei nostri portafogli.

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Qualora fosse fatta menzione di specifici titoli, settori o strumenti finanziari, ciò non implica la loro presenza nel portafoglio dei fondi Invesco e non rappresenta un’indicazione acquisto o vendita. Le opinioni espresse fanno riferimento alle attuali condizioni di mercato e sono soggette a modifica senza alcun preavviso.

Jeffrey Taylor

Jeffrey Taylor

Responsabile Azionario Europa

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