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Aggiornamento mensile sui mercati - Novembre

18 novembre 2016 | Invesco

Global Market Commentary

Invesco condivide il suo punto di vista sull'andamento dei principali mercati mondiali.

Nonostante la FED, Banca centrale degli USA, non abbia adottato misure prima della conclusione delle controverse elezioni americane di novembre (così come non hanno fatto le banche centrali di Regno Unito, Europa e Giappone), a ottobre i dati hanno rivelato una crescita economica migliore delle attese, rafforzando le previsioni di un rialzo dei tassi d'interesse a dicembre. Con la maggior parte dei mercati azionari tendenti al rialzo, come l’America Latina, o stabili rispetto all’andamento di settembre, a ottobre l'Indice MSCI AC World ha registrato un importante 4,62% (in sterline). Tra i rendimenti più consistenti, i titoli finanziari, che hanno seguito la scia della inaspettata crescita degli utili societari nel terzo quartile 2016 in USA, Europa e Asia. Sui mercati delle materie prime, dopo le dichiarazioni di ottobre da parte del Presidente russo Vladimir Putin di voler supportare l'OPEC (Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio) nel mettere un freno al calo dei prezzi del petrolio, imponendo un tetto alla produzione, i prezzi del petrolio sono saliti ai massimi storici degli ultimi 12 mesi. Tuttavia, la sfiducia del mercato nei confronti dell’OPEC e della sua capacità di mettere davvero in pratica le misure citate, e la mancanza di supporto da parte dei non membri OPEC ha così portato a un calo dei prezzi del petrolio nel corso del mese di novembre.

Con la prevalenza di un atteggiamento pessimistico e un’avversione al rischio, nota come Risk-on/Risk-off, l’inquietudine degli investitori emersa a settembre si è fatta sempre più forte nel mese di ottobre, alimentata in parte dalla reazione dei mercati ai risultati confusi degli utili societari per il terzo trimestre 2016 e dalla maggiore probabilità di un rialzo dei tassi d'interesse USA a dicembre. Gravato dall’ incertezza dei mercati circa l'esito delle elezioni USA, a ottobre l'Indice S&P 500 non è riuscito a mantenere il rendimento iniziale, registrando un -1,82% (in dollari USA). Gli investitori basati nel Regno Unito hanno invece continuato a beneficiare della debolezza della valuta rispetto al dollaro USA: l'Indice S&P 500 ha registrato un sano 4,13% in sterline. Sul fronte societario, a ottobre l’indice PMI manifatturiero statunitense, che indica il ritmo con cui i direttori degli acquisti comprano per i loro magazzini, è salito a 53,2 punti, mentre la stagione degli utili per il terzo trimestre è partita in modo positivo. Ciò non ha comunque impedito alla maggior parte dei segmenti di mercato, eccetto finanza e servizi di pubblica utilità, di scivolare in territorio negativo, mentre la fiducia degli investitori ha continuato a muoversi tra alti e bassi. Nonostante la fine del mese abbia visto in USA un’inaspettata crescita economica nel terzo trimestre, con un PIL al 2,9% e grandi numeri di spese per consumi delle famiglie, il nervosismo presente sul mercato non si è placato.

In Europa, a ottobre i mercati azionari sono rimasti sostanzialmente invariati, per l’attesa da parte degli investitori dell'esito delle elezioni presidenziali americane, del futuro del programma della Banca Centrale Europea (BCE) e di conoscere i dettagli del successivo aumento dei tassi d'interesse USA. Mentre il livello di mercato generale è rimasto in un intervallo ristretto, la rotazione settoriale ha continuato a mostrarsi visibile: i settori percepiti come ricchi di ‘valore’ hanno registrato performance importanti, mentre i cosiddetti bond-proxy1 sono rimasti indietro. A ottobre, il settore finanziario è stato il più performante. Sul fronte macroeconomico, il PIL della zona euro è salito dello 0,3% nel terzo trimestre 2016, dimostrando l’efficacia delle riforme BCE per stimolare l'economia, nonostante riforme strutturali insufficienti. Per il resto, la stima flash, previsione a breve termine, del PMI composito2 per la zona euro relativa a ottobre, ha toccato il massimo di quest'anno, il che segnala un'accelerazione della spinta economica e una ripresa della crescita del PIL. A nostro avviso questi valori confermano che la ripresa della zona euro è sulla strada giusta, malgrado elementi sfavorevoli.

1Il bond-proxy è un'ampia rappresentazione dell'andamento del mercato, usato per semplificare gli studi di valutazione delle performance o di ipotesi.

2Il PMI composito è l'Indice dell'attività manifatturiera di un Paese.

Il mercato azionario giapponese chiude ottobre in rialzo (valuta locale), sostenuto dalla debolezza dello yen rispetto al dollaro USA e dalla maggiore visibilità conseguente all'esame della politica della Bank of Japan (BoJ) a fine settembre. Il governatore della BoJ, Haruhiko Kuroda, ha ribadito la volontà della banca centrale di mantenere una politica monetaria vaga fino a quando il Giappone non avrà raggiunto il suo obiettivo di inflazione del 2% e ha accennato a previsioni di crescita “moderata”. Allo stesso tempo, i favorevoli indicatori macroeconomici statunitensi hanno aumentato la possibilità di rialzo dei tassi d'interesse USA entro la fine del 2016. Questa situazione, in combinazione con il perdurare dell’allentamento monetario in Giappone, ha ridotto il rischio di un ulteriore apprezzamento dello yen, ovvero dell’aumento del suo valore. Ciò ha contribuito a sostenere il mercato azionario, dove i settori dei materiali, la finanza e l’energia hanno superato i settori percepiti come ‘difensivi’, tra cui salute e servizi di pubblica utilità.

La rotazione e l’abbandono dei segmenti obbligazionari visti come ‘più sicuri’ si osserva più ampiamente negli indici azionari mondiali. I risultati societari per il terzo trimestre hanno tuttavia offerto prospettive per gli utili contrastanti.

In Asia, la performance dei mercati azionari regionali a ottobre è stata discordante, sulla scia della previsione di un rialzo dei tassi d'interesse USA a dicembre e delle preoccupazioni per l'esito delle elezioni presidenziali americane. In un quadro di grandi divergenze di rendimento tra i mercati azionari regionali, Taiwan (dove le società tecnologiche hanno registrato utili positivi) e Indonesia hanno riportato alcune delle performance più robuste, favoriti dai solidi utili societari dichiarati per il terzo trimestre 2016. Il mercato azionario filippino si è rivelato tra i più deboli. La Cina ha evidenziato un lieve indebolimento sulla scia di prese di beneficio, ovvero di vendite di titoli da parte degli investitori, dopo le ottime performance del terzo trimestre 2016. I dati relativi ai consumi di settembre si sono mostrati robusti, con una significativa ripresa delle vendite - su base annua - di auto e abitazioni, mentre la crescita del PIL per il terzo trimestre è stata del 6,7% su base annua, in linea con le previsioni. La crescita degli utili industriali è stata comunque inferiore alle previsioni e i dati commerciali cinesi hanno deluso: a settembre le esportazioni sono diminuite, nonostante l'economia rimanga sulla strada giusta per raggiungere l'obiettivo fissato per il 2016. Questi fattori evidenziano le continue difficoltà che potrebbero limitare l'entità della crescita economica cinese in futuro.

I mercati azionari emergenti globali hanno chiuso in leggero rialzo rispetto a settembre (in dollari USA). Per contro, i mercati azionari dei paesi sviluppati hanno perso terreno in quanto i dati positivi sul PIL hanno accresciuto la probabilità di un rialzo dei tassi d'interesse. I mercati emergenti hanno evidenziato performance regionali diverse, con ottimi rendimenti in America Latina, sostenuti da incrementi a due cifre in Brasile. La fiducia del mercato nei confronti del Brasile è cresciuta grazie al fatto che la banca centrale ha operato il primo taglio dei tassi d'interesse degli ultimi quattro anni. In Messico, si è registrato un rafforzamento della valuta e del mercato azionario, grazie al supporto dei dati economici incoraggianti. Ciò nonostante, la prudenza è rimasta elevata, causa imminente conclusione delle elezioni presidenziali americane. La regione EMEA (Europa, Medio Oriente e Africa) ha registrato performance contrastanti: mentre i mercati azionari dell'Europa emergente hanno dato risultati positivi, il Medio Oriente si è mosso con qualche difficoltà. A livello settoriale, energia e materiali hanno dato il meglio, mentre la salute è rimasta indietro.

Fonte: Invesco. Tutti i dati al 31/10/2016

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